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Bernardino Ceccarelli, il presidente del 50esimo!

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Bernardino Ceccarelli, il presidente del 50esimo!

 “Devo ammettere che quando mi hanno chiesto di fare il presidente di Catas sono rimasto un po’ sorpreso… la mia attività di imprenditore mi impegnava e mi impegna tutt’ora molto, ma ho sentito che dovevo accettare. Ha pesato anche il fatto che non mi piace dire di no, specialmente per una realtà come Catas; senza contare che tutti noi dobbiamo fare quanto ci è possibile per dare una mano alla gente di queste terre, al nostro territorio. E poi, diciamolo, essere chiamato a “governare” il Catas è un onore che non potevo lasciarmi sfuggire”.
 
Incontriamo Bernardino Ceccarelli nel suo ufficio. E’ un sabato mattina, di macchine in giro ce ne sono ancora poche: il momento migliore per sedersi e pensare a cosa ha voluto dire entrare nella storia del più importante laboratorio europeo di prove per il settore legno-arredo in una stagione indubbiamente complessa, segnata anche dal disastroso incendio che distrusse il “Laboratorio mobili” a fine 2016. E cosa, soprattutto, ha significato ricostruirlo!
 
“Sono diventato presidente nel 2014 e i primi tempi non sono stati semplici, perché dovevamo conoscerci e trovare il modo migliore per allineare le nostre intenzioni. Il progetto era comunque chiaro ed è una priorità anche oggi: essere più forti sul versante commerciale. Credo sia questo il contenuto più importante degli ultimi anni, la volontà di non essere solo i più bravi, ma di farlo sapere al maggior numero di imprese possibile, accrescendo la nostra clientela in Italia e nel mondo.
Ci siamo confrontati, ci siamo conosciuti, abbiamo smussato qualche angolo e costruito un grande cambiamento, facendo diventare tutti i nostri tecnici un poco più “commerciali”, in grado non solo di essere al fianco delle imprese del settore per le prove, i corsi o le certificazioni, ma anche di proporre altri servizi, nuove opportunità, di “vendere” il Catas.
Ci siamo organizzati, abbiamo collaborato con alcuni docenti universitari per governare al meglio questo cambiamento epocale e i risultati ci hanno dato ragione, definendo una serie di principi che devono regolare sempre il rapporto con il cliente.
Dobbiamo avere tutti gli strumenti per crescere: non possiamo accontentarci del rapporto preferenziale che abbiamo con un colosso come Ikea ma, ad esempio, cercare – come stiamo facendo – nuovi interlocutori in Cina… In passato abbiamo già avuto esperienze di questo genere in altri Paesi e dobbiamo capire se e come riprovarci. Una cosa è certa: non possiamo, non dobbiamo limitarci a insegnare ad altri come fare le prove o fornire loro le attrezzature che abbiamo progettato, ma essere sempre al centro delle situazioni, essere continuamente protagonisti”. 
 
Catas ha saputo conquistare il mondo…
 
“Certamente! Catas è una realtà con enormi competenze, capacità e organizzazione: meriterebbe palcoscenici ancora più ampi. E’ un esempio, concedetemi un pizzico di campanilismo, di quella “friulanità” che il mondo ha imparato a conoscere. Potremmo crescere ancora di più, questo è sicuro: non è un caso che in passato e anche in tempi recenti si siano cercate e stabilite partnership, collaborazioni… potremmo stringere accordi o arrivare addirittura a fusioni con altre realtà che fanno il nostro stesso lavoro, magari anche nello stesso settore, e questo ci renderebbe ancora più forti e capaci di competere in un mercato che è davvero globale.
Credo di avere contribuito a portare in Catas una visione un poco più aperta, forse perchè – lo ammetto –­ sono friulano solo di adozione: le mie origini sono nel Lazio, da dove mio nonno è partito per sposare una friulana e mio padre ha fatto lo stesso innamorandosi di mia madre, una ragazza di Moruzzo… ed eccomi orgogliosamente friulano, anche se nel mio dna c’è ancora traccia della storia della mia famiglia”.
 
Presidente, lei ha dovuto confrontarsi con l’incendio che nel dicembre 2016 ha distrutto il laboratorio mobili…
 
“Sono il presidente che ha dovuto vivere una delle pagine più brutte della storia del Catas, è vero; ma sono anche il presidente che ha l’onore di tagliare il nastro del nuovo “Laboratorio mobili”, una delle pagine più belle!
Abbiamo affrontato la situazione senza esitazione, sapendo che c’era moltissimo da fare e nel più breve tempo possibile: la costruzione è costata tantissima fatica, perché abbiamo voluto essere tutti al fianco di Catas e parte di questo capitolo in ogni passaggio, in ogni momento, nella definizione di ogni particolare, nella assegnazione di ogni incarico… insieme abbiamo fatto un ottimo lavoro, arrivando perfino a ottenere 700 mila di euro di ribassi su un investimento complessivo attorno ai quattro milioni. Se non ci avessimo messo tutta la nostra passione non avremmo ottenuto certi risultati e senza alcuna variazione in corso d’opera: quello che fu a suo tempo progettato è stato costruito, pur con alcune migliorie che oggi ci fanno dire che il nuovo laboratorio è un capolavoro! Il tutto con capitali propri, senza ricorrere a prestiti o sovvenzioni.
Ecco, se il mio primo mandato è servito a “prendere le misure”, il secondo ha avuto in primo piano la costruzione del “Laboratorio mobili” che credo rappresenti il capitolo più significativo della mia presidenza: l’incendio poteva essere davvero un grosso rischio per Catas. Potevamo crollare, essere sconfitti, perdere la rotta e invece – tutti insieme, ci tengo a sottolinearlo, e grazie anche alla possibilità di spostare una parte delle attività nella sede di Lissone e affittando un capannone vicino – abbiamo continuato a lavorare, a far prove, a rispondere alle necessità dei nostri clienti.
E pensiamo anche al futuro: abbiamo acquistato un terreno di circa duemila metri quadrati che ci permette di avere altro spazio dove progettare il Catas dei prossimi decenni”.
 
Guardando sempre avanti…
 
“Assolutamente! Abbiamo deliberato un investimento importante, giusto per fare un altro esempio, per essere ancora più forti, da gennaio 2020, nelle prove sulle emissioni di formaldeide: dobbiamo essere i primi, non i secondi e dobbiamo continuare a crescere. Non possiamo fermarci, perchè siamo una eccellenza: basta guardare alla storia di Catas, a come siamo stati capaci di trasformarci e di confrontarci con il mondo intero, al contributo che abbiamo dato alla crescita di tante imprese…
In questi sei anni ho vissuto in una realtà vitale, con una forte impronta imprenditoriale anche se stiamo parlando di una azienda a partecipazione pubblica, con una evidente managerialità che permette di fare utili!
Non ci resta che guardare al futuro, ai prossimi cinquant’anni con ottimismo e con tutte le risorse necessarie per fare ancora meglio!”.